mercoledì 3 maggio 2017

Il tenebroso piano Kalergi.

Da qualche tempo si è tornati a discutere del misterioso Kalergi. Dico misterioso per via soprattutto del fatto che le sue opere sono praticamente introvabili, e i suoi argomenti letti in chiavi diametralmente opposte.
Mi ripromettevo quindi di affrontare l'argomento una volta acquisite informazioni un
po' più precise di quelle che circolano in rete su opposti fronti.
Quindi ho cercato la sua summa, "Praktischer Idealismus", impresa non facile
perché da anni non viene più ristampata. Ne ho trovato l'originale tedesco on
line, poi per fortuna un'amica di FB me he ha fatta avere la traduzione inglese.
Bene, secondo me il conte Richard Nikolaus Eijiro Graf Coudenhove-Kalergi
non fu né il satanico pianificatore della distruzione della razza bianca, né
l'illuminato progettista dell'Europa nazione del futuro.
Appartenne piuttosto a quella generazione di lettori di Giulio Verne nata a
cavallo del secolo, generazione che ha prodotto tanti spostati come gli
inventori di linguaggi universali, o prosciugatori del Mediterraneo come
Herman Sörgel, o progettisti di ibridi uomo-scimmia come Voronoff. E però
anche profeti veri come Konstantin Tsiolkovsky, Hermann Oberth, Wernher
von Braun.
Però in Kalergi questo "appel au rêve" è reso complesso dalla sua particolare
condizione esistenziale: figlio di un austriaco e di una nobile giapponese,
sposato a un'attrice ebrea più vecchia di lui e bandito dalla madre per questo,
privo di una razza definita, senza più una patria alle spalle dopo il crollo
dell'impero e spinto a cercarne una prima nella Massoneria e poi nella
cittadinanza cecoslovacca e quindi francese, sembra proprio essere il perfetto
"allenweltbastard", come spietatamente lo definì Hitler.
Davanti a sé aveva solo due strade: o divenire uno dei tanti déracinée del
dopoguerra, e finire a consumare i beni di famiglia ai tavoli verdi di Montecarlo
o tra le braccia di avvenenti ballerine come un principe zarista, oppure battersi
per un mondo in cui razze, nazioni, individualità fossero superate e riassunte
in un melting-pot in cui, finalmente, nessuno sarebbe stato più "diverso". In
cui, finalmente, anche lui sarebbe stato amato.
Che poi il mondo vagheggiato -ammesso che possa piacere a qualcunoabbia
molti aspetti inquietanti, a cominciare dalla élite aristocratico-finanziaria
che secondo Kalergi dovrebbe guidare questa futura umanità omogeneizzata,
è tutto un altro capitolo. Ma per fortuna il mondo ha ancora in sé abbastanza
anticorpi per difendersi, a comiciare proprio dalla sua ostinata resistenza
inerziale. Una forza titanica, contro cui neppure tutti i Kalergi ce la fanno.