sabato 12 giugno 2010

Alla Locanda dell'ammiraglio Benbow.

Pensa qualcuno che la narrativa di genere sia scaturita pressoché completa dall'opera di Edgar A. Poe, come Minerva armata dalla mente di Giove.
Oppure, cosa che a me appare più probabile, che sia il lungo frutto delle leggende e dei cantari con cui i nostri antenati indoeuropei addolcivano le veglie intorno al fuoco nel corso delle loro migrazioni. Oppure ancora che sia invece diretta erede di quei fogliettoni che a partire dalla rivoluzione industriale hanno coinvolto masse sempre più vaste nel gusto per l'avventura e l'insolito, complici le nuove meraviglie che la scienza moderna andava scoprendo con dovizia.
Sia l'una cosa o l'altra, certo è che nell'eterogeneo mondo del giallo, del nero, dell'orrore, della fantascienza e del fantasy si avverte pur nella diversità di temi e stili una qualche aria di famiglia: il fatto di essere tutti figli di uno stesso desiderio d'avventura.
E a volte mi sorprendo a pensare come sarebbe bello se esistesse davvero da qualche parte una Jamaica Inn, o una Locanda dell'ammiraglio Benbow, o magari una Taverna dei Sette Peccati: un luogo insomma dove tutti gli appassionati di genere, che ne siano scrittori, lettori o semplicemente curiosi, potessero capitare di tanto in tanto per incontrare i loro simili. Così, senza alcun limite o impegno, come si capita talvolta inattesi in casa di amici.
Un astroporto sugli anelli di Saturno sarebbe immagino un progetto troppo ambizioso, ma almeno un caffé da qualche parte? Certo, esistono una marea di siti virtuali, per tutti i gusti e anche troppo affogati da visite e commenti: ma volete mettere il fascino dello spazio e della materia reali? Oltre a quello dei suoni, della vista, e magari gli ineffabili aromi di esotiche bevande come l'immortale Gin-sling (quattro parti di gin e una di quel che vuoi)?
Penso proprio che dovremmo trovarlo da qualche parte, prima o poi, un luogo di tal sorta dove portare le nostre maschere e pugnali. Magari già esiste, e può anche darsi che vi capitino cose come quelle illustrate nel filmetto che vi accludo (l'improbabile commento in russo aggiunge un tocco esotico alla faccenda).
Ma l'uomo forte non si lascia fermare sulla sua strada da queste piccole sciocchezze, no?
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9 commenti:

Fabrizio Foni ha detto...

Quanto hai ragione, caro Giulio... ci vorrebbe proprio un luogo d'incontro del genere (qualche scazzottata compresa, of course). Bisogna dire - scoperta dell'acqua calda - che le relazioni virtuali, a distanza, ormai pressoché o del tutto istantanee sono un privilegio di cui gli antenati non hanno potuto godere, e oggi, che si abiti in Italia, in Belgio o nello Zimbabwe, un colpo di Skype, un colpo di tastiera o di mouse e... magia, si è in contatto. Tuttavia la socializzazione, il fare gruppo, lo scambio delle idee, o anche degli insulti in caso, la convivialità un po' da osteria manca sempre di più. Anche perché la "cultura", il "fare cultura" (che paroloni eh?) necessitano di uno scambio che non sia solo tra abbottonati, tra intervistati, tra accademici, tutti ruoli di cui anche non volendo siamo un po' prigionieri. Certo, anche all'osteria o alla taverna ciascuno ha il suo ruolo, e magari anche il soprannome, ma si tratta di un romanzesco o, se si vuole, di una mascherata rigenerante.
A ciascuno scegliere se essere Long John Silver o gli avventori bizzarri delle "Avventure della notte di San Silvestro" di Hoffmann... o Sam Spade, o persino qualche pistolero da Spaghetti Western o un commissario (o un criminale) dei poliziotteschi.
Sbracarsi senza timore di dire qualche cazzata. Millantare avventure che non si sono vissute. E in tutto questo sono certo che da tale rilassamento ne guadagneremmo tutti quanti: dal tempo "perso" in taverna (ah, il tempo... questa cosa impalpabile di cui ogni spreco, anche minimo, dobbiamo ormai rendere conto salatamente), dalla condivisione rilassata, trarremmo tutti della cultura migliore, più vera. Magari un po' più grezza, un po' più sbavata, ma più genuina e più emozionante. E non quella perfettina, marmorea, cesellata cultura che ci viene chiesto di "produrre" (a ritmi e scadenze fisse) alla scrivania d'ufficio.
Persino la glaciale atmosfera in cui sono immersi i "Nighthawks" (1942) di Edward Hopper (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Nighthawks.jpg) mi sembra più appetibile, e più umana.

Massimo Pietroselli ha detto...

D'accordissimo, Giulio. Maschere & Pugnali dovrebbe essere una bella occasione per fare due chiacchiere in libertà tra autori, lettori, appassionati e semplici curiosi sui temi per i quali proviamo una comunanza affettiva: suspense, avventura, mistero etcetera.
Qualcosa sul tipo di quello che poteva essere, e non fu per N motivi, il gruppo RomaGialloFactory, che tra l'altro era troppo declinato sul solo giallo.
Riproviamoci, nel senso dell'avventura e dell'anarchia totale - appena controllata dall'esigenza di incontrarsi.
Ci vuole qualcosa tipo un incontro mensile fisso, che so il primo lunedì del mese, alla stessa ora in un caffè: ad esempio, il Caffè Letterario sulla Via Ostiense, vicino ai Mercati Generali, che per inciso è anche biblioteca pubblica.
A voi.

andreafranco ha detto...

Spunto interessante. Manca proprio questo, ultimamente: la capacità di incontrarsi. Non la voglia, quella presumo che ci sia sempre. E ricordo con un certo piacere quegli incontri informali di RGF, dove anche il semplice fatto di essere tutti assiemen seduti a scambiare due chiacchiere permetteva l'incontro di idee e la nascita di quel qualcosa che poi è alla base del nostro lavoro e della nostra passione. Non si scrive senza scambio con gli altri e quello che ci circonda. E un luogo (ottima la proposta di MP) dove passare qualche ora assieme, tra appassionati di lettura, scrittura e quant'altro, è quello che ci vuole. Appoggio l'idea e se mi permetti, riporto il tuo post anche sul mio sito, in modo che quest'idea possa trasformarsi quanto prima in qualcosa di simile a quel progetto avviato e mai approfondito che era RGF. Con quel pizzico di anarchia organizzata che ci permetterà di trovarci con piacere e dare un senso ai nuovi incontri.

Enrico Luceri ha detto...

Ottima iniziativa, interessante e coinvolgente. Spero che aderiscano tutti coloro che vogliono confrontarsi e discutere dei generi letterari che pratichiamo e tanto amiamo.

Enrico Luceri ha detto...

Ottima iniziativa, interessante e in grado di coinvolgere tutti coloro che vogliono discutere dei generi letterari che pratichiamo e tanto amiamo.

Giulio ha detto...

Sì, quello che mi piacerebbe è una sorta di incrocio tra uno Speakers' Corner, la tavola rotonda dell'hotel Algonquin della Parker e dei suoi amici, una Wunderkammer e il braccio "pericolosi" di un manicomio. E' troppo?

Massimo Pietroselli ha detto...

L'importante è che sia un luogo paritario tra autori, lettori e semplici curiosi, senza capi né gestori.

Luigi ha detto...

Sottoscrivo in pieno l'auspicio, caro Giulio: un libero momento d'incontro tra imbrattacarte, lettori, avventori, perdigiorno... Why not? :-)

Maurizio Testa ha detto...

Sarò telegrafico. Ok, quando si comincia?
A parte gli scherzi, sono d'accordo: possiamo far abortire la realizzazione di un sogno comune a tanti di noi a causa di certe "piccole sciocchezze"?
Anche perché secondo me il luogo poco conta... quello che lo farebbe speciale sarebbe tutto quello che ognuno di noi ci potrebbe portare... sogni, progetti, riflessioni, storie, polemiche, fantasie... così credo che pian piano quel posto somiglierebbe sempre più a quel luogo ideale che molti di noi hanno in qualche parte nella loro testa.