Vorrei qui rendere pubblicamente un elogio a due uomini della più pura tempra anglosassone, la razza di quei milord stravaganti odiati da Salgari, e per i quali però lui pure alla fine nutriva una sotterranea ammirazione.
Si tratta di Bill Richardson, governatore del New Mexico, e di Richard Branson, tycoon proprietario della Virgin Galactic, espansione spaziale della compagnia low cost Virgin.
Perché? Cominciamo dal secondo, miliardario inquieto, sportsman, ex hippy charmant, visionario aeronauta mongolfierista: è lui che sta realizzando la prima astronave privata della storia, alla faccia della Nasa, dell'Esa, dei Russi e dei Cinesi. Ci investe dei bei soldi, forse ne guadagnerà dieci volte tanti oppure no, ma comunque ci prova.
Branson invece è di razza burocratesca, di sacrestia di partito. Eppure ha avuto il coraggio di investire 200 milioni di verdoni nella costruzione di uno spazioporto a casa sua per l'astronave di quell'altro. Incurante delle proteste dei taxpayer, e del rischio concreto che il razzo gli possa ricascare in testa con un certo strepito.
Due uomini del futuro di una volta, insomma, che sarebbero piaciuti a Giulio Verne. Gloria a loro e a tutti i sognatori.
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