venerdì 6 novembre 2026

lunedì 13 ottobre 2025

I grandi dissidi italiani

 

DANTE E PETRARCA. 

 

L’Italia è sempre stata terra duale, di contrasti accesi tra due fronti. Senza scrupoli e senza esclusione di colpi sin dalle sue origini: a cominciare dal suo nome che non si è mai deciso se derivi da Aithalia la fiammeggiante per via dei vulcani, o invece da un mitico re Italo che l’avrebbe dominata un tempo.

Il conflitto da noi sembra accendere i cuori e le menti, sia esso lo scontro tra due squadre di calcio cittadine, una faida tra famiglie come i Montecchi e i Capuleti, Bartali e Coppi che si inseguono sulle balze montane, oppure una lotta sanguinosa come quella tra guelfi e ghibellini.

E questa continua avversione a due, a volte tragica a volte esilarante come un passo di danza, non ha risparmiato i rappresentanti delle belle arti. Anzi, dalle dispute tra Michelangelo e Leonardo a quelle tra Montale e Pasolini si può dire che è proprio su queste polemiche che si è andata costruendo la nostra grande tradizione culturale.   

E quelle non esplicite, anzi coperte da un velo di soffice e impalpabile falsa ammirazione, sono forse quelle che più hanno segnato la nostra storia culturale. A cominciare dal conflitto di stile, di gusto e al fondo di personalità che caratterizzò l’inizio stesso della nostra letteratura, il dissidio tra Dante e Petrarca.

Un dissidio che si scopre facilmente nelle pieghe degli scritti e dei giudizi del secondo. Ma un dissidio a ben guardare singolare, verrebbe da dire quasi de relato, poiché i due, separati da una generazione e dalle vicissitudini dell’esilio, non ebbero probabilmente mai occasione di incontrarsi. Ma che se avessero potuto farlo di certo difficilmente avrebbero solidarizzato, troppo forti erano le differenze caratteriali, politiche, ideologiche e perfino religiose tra di loro.

Eppure a uno sguardo superficiale sembrerebbe legarli più di un punto: la passione poetica, per le parole per rima anzitutto. E poi la devozione per due donne, coltivata in entrambi lungo tutto l’arco della vita, Beatrice e Laura. Ma neppure questo avrebbe potuto avvicinarli, tanto erano diverse anche queste due figure femminili: spirituale e soffuse di luce divina la prima, tanto da lasciar dubitare più d’uno della sua reale esistenza. Vera e carnale la seconda, al punto da trasformarsi in una vera e propria icona visiva, celebrata nell’opera dei pittori e perfino nei poster pubblicitari.

Due grandi viaggiatori entrambi, ma l’uno, Petrarca, per passione e ansia di ricerca, quando non mosso da un’inquietudine già pre-esistenzialista che lo portò in Francia e Germania, oltre che in innumerevoli località dell’Italia settentrionale. L’altro mosso solo da necessità, che probabilmente mai avrebbe abbandonato la sua amata Firenze se non ne fosse stato bandito in esilio. E che anzi celebrò proprio nella sua massima opera la virtù dei tempi antichi, in cui l’arco della vita si esauriva nel cerchio delle mura cittadine e ciascuno era certo di poter riposare un giorno accanto ai propri morti.   

Il conflitto si risolse con uno strano verdetto: Dante, l’inventore della nostra lingua, morì a soli 56 anni anche perché minato da una vita errabonda. Ed entrò ben presto in quell’oscurità che pure aveva tentato di esorcizzare con la sua opera. In sospetto alla Chiesa da sempre, con il suo trattato sulla Monarchia messo all’Indice e malvisto dagli umanisti per quella sua ostinazione a poetare in volgare, già un secolo dopo la morte cominciava a essere difficile poter disporre della Commedia. Opera che a partire da Seicento cessò praticamente di essere ristampata, tanto da consentire a Voltaire di sbeffeggiarla definendola elogiata solo perché nessuno la leggeva.

Un’eclissi da cui riemerse solo nell’Ottocento, ma trionfante e riscattato come padre della nostra poesia e uno dei massimi poeti di tutti i tempi, davvero quel “sesto” che aveva preconizzato per se stesso nella Commedia. Petrarca al contrario morì settantenne e nella pace del suo studio, poeta laureato e pubblicamente riconosciuto, al punto da dare il suo nome a un’intera corrente letteraria. Appunto il “petrarchismo” che attraverserà tutta la storia della lirica italiana, culminando nel Leopardi e con molti echi anche nella poesia novecentesca, come in Saba. Con la dolcezza dei suoi versi diluita e risonante in quella di centinaia e migliaia di suoi epigoni e imitatori, fino a diluirsi quasi irriconoscibile nei versi di tante canzonette d’amore e perfino nei biglietti nascosti nei cioccolatini. 

Chissà se l’uno non avrebbe preferito il destino dell’altro, viene da chiedersi.     

 

domenica 17 novembre 2024

A proposito di cattivi maestri.

 Ma esistono i cattivi maestri? Certamente, e spesso sono i migliori, ma inconsapevoli. Ungaretti convince una schiera di poeti che basta mettere quattro parole in fila per illuminare d'immenso le loro opere, Fontana che basta tagliare una tela per aprirsi la porta dei musei. John Cage insegna che basta stare in silenzio per far musica, e tanti lo seguono, Piero Manzoni suscita ammirazione andando al gabinetto. Tolkien lancia l'idea che mettendo insieme un po' di elfi, di nanetti e e di orchi si possono scrivere storie memorabili, Umberto Eco che con un monaco o un templare si farnno di sicuro dei bei quattrini. Pollock ne convince una schiera, che schizzando a caso un po' di colori ci si fa un nome, Duchamp espone un cesso e subito in tanti corrono a esporlo in un museo, e così via. Insomma spesso i grandi artisti, senza volerlo, innescano una caterva di imitatori fai-da-te pronti a trasformare una singola intuizione in banalità seriali, e a trasformare loro del tutto innocenti appunto in cattivi maestri. 


 

venerdì 25 ottobre 2024

Di altre metafore

 

A suo tempo lessi con grande interesse il libro di Charles Mauron, "Dalle metafore ossessive al mito personale". Un testo molto ricco di elaborazioni ispirate al pensiero di Freud, analitico e rigoroso. Ma che al fondo trasmette un'idea semplice: l'opera letteraria scaturisce dal fondo limaccioso del nostro inconscio, e solo dopo passa al vaglio della coscienza che le conferisce una struttura linguistica e una forma definita.
Ma che in questo passaggio trascina con sé delle tracce insopprimibili di quello che si nasconde nel profondo, e anzi vi si aggrappa come ancore di salvezza della propria identità.
Un'idea che tradotta in termini più grezzi significa: ogni scrittore non fa che riscrivere ossessivamente lo stesso libro per tutta la vita, spesso senza che lui stesso i suoi lettori ne abbiano consapevolezza.
Ci deve essere del vero, se in fondo Dostoevskij non fa che rielaborare l'assurdità del male che colpisce gli innocenti, Tolstoj il conflitto tra il potere e il ruolo sociale e i sentimenti, Mann la relazione vertiginosa tra la malattia e l'arte, Nietzsche la sfida destinata alla sconfitta dell'uomo con Dio, in una eterna e circolare ripetizione della lotta di Giacobbe con l'angelo, tanto per citare qualche esempio.
E anche se non fosse vero non ha alcuna importanza. E' appunto una bellissima metafora, anche un po' ossessiva.
 

 

lunedì 21 ottobre 2024

Madamina, il catalogo è questo - 8

Che paese straordinario la Cina, agli inizi degli anni Trenta! Con le sue fumerie d'oppio, i suoi signori della guerra, i suoi misteriosi trafficanti di uomini e di antichità, i suoi milionari e isuoi disperati, e soprattutto la sua donne affascinanti che scorrono lungo la costa da Shanghai a Tientsin e poi di nuovo giù fino a Canton. 

E tra queste un posto di rilievo lo occupa una certa Magdalen, una francese dal passato torbido ma dal fascino irresistibile, che da qualche anno è approdata su questa linea immaginaria che collega gloria e miserie e la percorre instabilmente, affondando ad ogni passo verso l'abominio e il ripudio della società bianca, ma trascinando con sé ogni uomo che abbia la fortuna e la sventura di esserne catturato.

 


Ed è su un treno che la incontriamo, lo Shanghai Express così simile alla sua versione europea, dimenticata la sua origine e divenuta ormai Shanghai Lily, il niovo nome nell'arte d'amore di cui la vita l'ha fatta maestra. Così algida dietro la sua maschera di seduttrice, eppure così tenera, così preda di memorie fuggite, così innamorata dell'amore, così in fondo in cerca di un uomo cui aggrapparsi per tornare ad esser Magdalen, magari per solo per un giorno, magari una sola ora. E non vorremmo tutti essere su quel treno, a incoraggiarla, a dirle che certo, tornerà ad essere Magdalen,che non è troppo tardi, che l'amore tanto cercato è salito su quello stesso vagone con lei? E che sarà finalmente felice, in quello spazio magico tra un fotogramma e l'altro di un anello di celluloide che si ripeterà per sempre, con le sue luci e le sue ombre, all'infinito, nel tempo?
   

lunedì 7 ottobre 2024

Madamina, il catalogo è questo - 7

 

Donne affascinanti, dark ladies, grandi attrici, personaggi indimenticabili... ma una segretaria? Possibile che una segretaria, una figura umbratile, solo il primo gradino nella lunga scala dell'emancipazione femminile e troppo spesso destinato a restare anche l'ultimo, insomma una semplice posizione esecutiva possa davvero entrare nel catalogo delle indimenticabili? In almeno un caso sì, perché qui non si parla di una segretaria, ma della segretaria per eccellenza, Della Street, la segretaria perfetta!

Unica, con la sua garbata discrezione, ma anche con la sua capacità organizzativa superiore perfino a quella del suo principale. bellissima ma in un modo disarmante, sexy ma senza incoraggiare assalti, la moglie ideale per scapoli incalliti, l'assistente che ognuno vorrebbe avere se incappati in un processo, simbolo e insieme epitome di quel modello femminile degli anni Cinquanta che dette al mondo anche l'hostess volante come altra vetta della raggiunta indipendenza. 

Certo non sapeva che un giorno sarebbe stata sostituita da algoritmi, voci sintetizzate elettronicamente, intelligenze artificiali. Ma per tutto il suo tempo di gloria regnò indiscussa, restando scoplita scolpita nella memoria di chi seguiva le avventure del suo datore di lavoro, lei vera diavolessa all'ombra dell'avvocato del diavolo. 

venerdì 4 ottobre 2024

Madamina, il catalogo è questo - 6

 

Come dicevo, le donne che eccitano la fantasia non devono essere necessariamente reali. Anzi, spesso sono proprio le creature immaginarie quelle che più ci restano impresse nella memoria. E dunque per me un posto di rilievo lo merita Sarah Woodruff,


la donna del tenente francese o anche la sua puttana, secondo l'opinione dei concittadini. Accompagnata dal suo coro di ombre, umiliata dalla sua condizione sociale eppure non arresa alle convenzioni, sprofondata nell'abisso della sua melancholia obscura incurabile ai suoi tempi come ancora adesso, solo a tratti temperata dalla vena artistica cui dà prova nei suoi disegni.

Ma anche dotata di tutto il,fascino di una ambiguità cui il suo cretaore, John Fowles, la condanna incastrandola in una trama dal finale aperto, in cui quasi per una sorta di entanglement quantistico due e forse tre diverse personalità convivono segretamente in lei, attendendo di attivarsi a seconda della scelta che l'autore rimette al lettore nel finale dell'opera. 

E chissà quale sarà il destino ultimo di Sarah, allora. Ma in fondo, perché chiedercelo? Meglio lasciarla libera di scegliere lei la sua strada, purché nell'attesa resti ancora con noi, viva.