Visualizzazione post con etichetta armeria. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta armeria. Mostra tutti i post

venerdì 14 ottobre 2011

Raggi Gamma





Gli affezionati lettori avranno notato una dolorosa interruzione estiva nell'aggiornamento del blog. Si chiederanno se ciò sia dovuto a un drammatico evolversi della vicenda dei nostri eroi spaziali: voglio a tal proposito tranquillizzare tutti, le ultime notizie giunte da Marte inducono invece a sospettare un imprevedibile e meraviglioso sviluppo della faccenda.


No, la causa è dovuta all'aver ricevuto improvvisa notizia dell'esistenza, in un remoto villaggio della Siberia, di un esemplare pressoché intatto della famosa Signal Pistol, l'arma con cui il mitico esploratore degli spazi Flash Gordon partì negli anni Trenta alla conquista di Mongo.


Come essa sia finita in una capanna nell'arida tundra resta per me un mistero, ma questo non mi ha impedito di precipitarmi sul posto animato dal desiderio invincibile di recupararla alla civiltà e assegnarle il giusto posto d'onore nella mia panoplia.


La trattativa è stata lunga e defatigante, e solo dopo aver accettato di bere due grosse tazze di una loro bevanda ottenuta dalla fermentazione di bacche locali, masticate dalle vecchie del villaggio, sono riustito a convincere il capo tribù a cedermela.


Vi accludo un'immagine, perché possiate godere con me delle splendide forme decò dell'attrezzo.

lunedì 19 luglio 2010


Ho aggiunto recentemente un pezzo relativamente raro alla mia panoplia, la Space Pilot Nuclear Missile Gun: un bell'esemplare di arma da fianco prodotta una cinquantina di anni or sono dalla Merit of England.
La Merit era una piccola fabbrica di munizioni nucleari, che per un breve tempo estese la sua produzione anche alle armi leggere per armigeri spaziali. Meritoria nel nome e nei fatti, la Merit è nota soprattutto per aver armato gli equipaggi delle navi stellari nel periodo in cui l'Inghilterra, dietro la spinta della mai troppo lodata British Interplanetary Society sembrava avviata a primeggiare nella colonizzazione del sistema solare.
Le sue armi furono adottate anche dal mitico esploratore Dan Dare, prima che il collasso dell'impero costringesse i figli di Albione a ripiegare su attività meno rischiose quali il cricket, le bevute al pub e le partite di calcio in tv.
L'esemplare in questione viene dalla demolizione di un vecchio astrocargo, ed è stato trovato nel quadrato ufficiali insieme con altri reperti e documenti d'epoca, andati purtroppo dispersi all'incanto.

martedì 11 maggio 2010

Apollo Ray Gun.


Grazie a un inatteso colpo di fortuna sono appena entrato in possesso di un raro esemplare di Apollo, la cui assenza dalle mie panoplie arrecava un grave vulnus alla completezza della raccolta.

Costruita dalla Yonezewa come arma da fianco per le truppe coloniali, fu adottata tra molte polemiche dalla spedizione Bernulli nelle paludi arturiane. Sopravvive ormai in pochissimi esemplari, molto difficili da reperire anche sul mercato clandestino.

Questo a seguito dell'esito disgraziato dell'impresa: a oggi non esiste alcuna notizia precisa sul destino dell'infelice colonnello e dei suoi uomini, spariti tra i mefitici vapori del padule ormai da più di cinquanta anni. E trascinando nella rovina tutto il loro equipaggiamento.

L'arma non denuncia però affatto la sua età: caratterizzata da una soluzione all'avanguardia per i suoi tempi, la cella al trizio rotante, se la caverebbe egregiamente anche in un conflitto dei nostri giorni.

Unico suo limite un certo ritardo nella risposta tra l'azione sul grilletto e l'emissione del raggio fotonico, dovuto alla necessità che la cella rotante raggiunga il regime desiderato per l'emissione della carica atomica.
Anche il peso non indifferente la rende senz'altro più adatta come arma d'assedio, che non per un rapido corpo a corpo in qualche taverna d'astroporto. In quel caso il professionista preferirebbe senz'altro una più moderna Rocket Patrol, se non addirittura una Pyrotomic.

La Apollo resta comunque una splendida testimonianza della sua epoca, e dello spirito avventuroso di tanti pionieri che si immolarono nello spazio ignoto stringendola in pugno.

martedì 6 aprile 2010

A proposito

E' vero che ho sostenuto che lo scrittore deve parlare di sé solo nei libri. Però non posso mica scrivere un libro alla settimana! Per cui negli intervalli parlerò anche d'altro.
Per esempio della mia collezione di giocattoli spaziali. Questa è una passione che nasce da una profonda frustrazione: quando ero piccolo, alle prese con le prime lezioni di inglese, pensai che un buon modo per rendere meno sgradevole lo studio fosse quello di esercitarmi sui fumetti americani: allora si trovavano soltanto in un'edicola di via Veneto (proprio quella del signor Max, se avete presente il film): erano quei magnifici comic book della Gold Key, con i paperi di Barks e gli episodi originali di Ai confini della realtà, tra gli altri. Io li trovavo meravigliosi: ma quello che mi rovinava il gaudio erano le pagine di pubblicità inserite tra i fumetti. Giocattoli, ovviamente.
C'era per esempio la carabina Daysy a ripetizione, con cui i miei coetanei americani erano liberi di sparacchiare a parenti e amici, mentre io a Natale avevo ricevuto un fuciletto a tappo vagamente ispirato al 91 di mio nonno ardito della Grande Guerra. E poi c'erano le armi spaziali! Straordinari congegni multicolori, che si intuivano ruggenti di raggi fotonici e di altre diavolerie.
La loro visione deve aver aperto uno lacerazione incolmabile nel mio animo, non più richiusa fino a quando, qualche decennio dopo, in un negozio di rigattiere mi capitò di trovare un esmplare abbastanza malridotto dell'Atomic Disentegrator di Buck Rogers, finito lì chissà per quali vie. Il suo acquisto fu la pietra d'angolo di una raccolta che continua tuttora, combattuta a colpi di sfide su eBay.
Appunto l'altra notte sono riucito a strappare al mio arcinemico RayGunMan un esemplare del segretissimo congegno giapponese 888 (vedi foto), gabbandolo con un rilancio a tradimento negli ultimi secondi. La felicità, come diceva Trilussa, è davvero una piccola cosa.