giovedì 15 aprile 2010

Quando è finito il futuro?


Chiunque sia vicino o abbia superato il mezzo secolo non potrà non convenire con me: il futuro non è più quello di una volta, come già a suo tempo aveva notato Paul Valery.
Quindi la sensazione che le meraviglie promesseci dalla scienza e la tecnologia non si siano realizzate non è cosa solo dei nostri giorni, martoriati da catastrofi ecologiche e crisi belliche. Però per quelli che sono nati negli anni '50 il trauma è ancor più evidente.
Io per esempio avevo abboccato al fatto che prima o poi sarei andato sulla luna, grazie al Moonliner della TWA (vedi foto).
Solo più tardi ho scoperto che il razzo esisteva solo a Disneyland, e che il padrone della TWA, Howard Hughes, era matto. Ma gli voglio bene ugualmente, più che a tanti altri: per un breve intervallo ha saputo rendermi felice.

10 commenti:

riccardo ha detto...

Propongo di aprirla quella cattedra in Storia del Domani, accennata nell’altro post. Il modo in cui guardiamo al futuro è un connotato efficace per studiare il presente. Nella fantascienza degli anni Sessanta, che si concentrava sulla possibilità di viaggiare nello spazio, colonizzare pianeti lontani, si specchiava un immaginario rivolto all’esterno, con lo sguardo proteso all’ignoto. Lo sviluppo della tecnologia è andato in direzione opposta. L’Odissea del 2001 è un passato che non è mai esistito, e al tempo stesso è un futuro che è oggi distante quanto lo era per Clarke e per Kubrik. Così è successo che anziché imbastire spedizioni alla conquista di pianeti lontani, abbiamo rivoluzionato il nostro ambiente domestico. E anche il modo di guardare al futuro è cambiato, tanto che la fantascienza ha virato in una direzione più claustrofobica. Il futuro oggi non lo immaginiamo nello spazio, di cui non frega più niente a nessuno, ma in un salotto in cui l’home entertainment si è sviluppato grazie a connessioni neurali che consentono di vivere altre vite. E quello sguardo proteso all’ignoto, a volte in cerca di risposte, è diventato una disperata ricerca di nascondersi in un mondo artificiale e sfuggire all’apocalisse. Tra i libri di testo, se posso permettermi, inserirei Ubik, se non altro perché offre uno spunto interessante come momento di passaggio.

Giulio ha detto...

Non solo hai ragione, ma aggiungo che l'idea di una cattedra di Storia del Futuro non era affatto una boutade: tra l'altro mi sembra, a parte le suggestioni borgesiane, che in anni passati sia stato anche tentato qualcosa del genere in una università americana, purtroppo senza troppo seguito. Oggi potrebbe proprio essere intitola a Dick, o in alternativa a Von Braun. Parlando con amici appassionati di fantascienza ho spesso sostenuto la tesi che il futuro è morto nel 1972, con la defenestrazione di Von Braun dalla Nasa, e lo sciagurato avvio della missione Shuttle. Per la VR mi hai fatto tornare in mente un vecchio articolo che scrissi una dodicina di anni fa, ben prima che si cominciasse a parlare di Second LIfe ecc. Vado a cercarlo e lo posto.

Claudio ha detto...

Caro Giulio, il futuro non è finito. Si è avverato. Noi "Born in the Fifties" abbiamo visto i cellulari, Internet, i trapianti d'organi! Se parliamo di spazio, invece, concordo: fine della Guerra fredda e crisi petrolifera hanno reso insostenibili le spese della corsa alle stelle. A questo punto, restiamo aggrappati alla fantascienza per tenere acceso il "sacro fuoco". O fidiamoci delle parole di Obama al KSC...

Giulio ha detto...

Viva la Space Opera!

riccardo ha detto...

a proposito di Nasa e del programma spaziale e delle reali intenzioni che ci stavano dietro e della fine del futuro di cui ci parlavi, mi è venuto in mente un altro titolo da inserire nel programma di studio: Capricorn One.

Giulio ha detto...

Teoria del complotto? :-)

riccardo ha detto...

in pieno: non c'è trama senza complotto... :)

Claudio ha detto...

Riccardo, lascia perdere 'ste fandonie! O sei di quelli che "non siamo mai andati sulla Luna"...?

Giulio ha detto...

Ma certo che è tutta una gran sòla! Ve lo ricordate il diverbio tra Tito Stagno e Ruggero Orlando sul momento esatto dell'allunaggio? Dipendeva dal fatto che si sono impicciati sul segnale: uno prendeva quello in arrivo dagli studios di Burbanks, l'altro quello rimbalzato dal satellite! A parte gli scherzi, sulla luna ci siamo arrivati (anche se ancora non si capisce come, visto che a pochi giorni dal lancio il Lem si era schiantato un'altra volta a terra.) Il casino lo ha fatto la Nasa, che ha ditribuito alla stampa un bel po' di foto "staged".

riccardo ha detto...

claudio, come ricorderai nel film capricorne one non si parla della luna ma di un'ipotetica missione su marte. lo inserirei in una ipotetica bibliofilmografia sulla storia del futuro perché spiega come, dopo dieci anni dallo sbarco sulla luna, già dello spazio non importava più niente a nessuno. è l'inizio di quello scarto in cui l'attenzione della gente, e quindi dell'immaginario collettivo, si sposta dallo spazio al salotto. nel 1969 sembrava che di lì a qualche anno avremmo inaugurato la prima colonia lunare, i primi autobus terra luna, e di questo sogno ne è testimone la fantascienza vecchio stampo. e invece la luna è sempre lì come allora. un frigorifero programmabile a distanza attraverso internet si è evoluto molto di più. e questo ha cambiato il modo di guardare e immagina re il futuro, consegnandoci una fantascienza differente.