domenica 25 aprile 2010

Su verità e menzogna in senso narrativo.

Mi è tornato tra le mani un passo di Nietzsche: "L'uomo stesso però ha una invincibile inclinazione a lasciarsi ingannare ed è come rapito dalla felicità quando il rapsodo gli racconta per vere delle leggende epiche o quando l'attore a teatro fa la parte del re più regalmente che nella realtà."
Il vecchio Federico è uno di quei santi folli che sono i custodi della nostra igiene mentale, e che andrebbero riletti con una certa costanza, anche quando non sono più di moda.
A parte tutto il resto, sarebbe stato un magnifico insegnante di scrittura creativa, se mai un simile desiderio lo avesse sfiorato. Cos'è infatti un romanzo, se non la rappresentazione di uno stato del mondo con al suo interno almeno un elemento falso? Se una pur minima falsità non è riscontrabile in un testo, allora non siamo in presenza di un romanzo.
Ora la questione interessante è: come fa un falso a operare sulla nostra mente con una tale forza di convincimento da far sì nei casi migliori che tale falsità venga accettata da noi e ricodificata come verità? In altri termini perché, pur sapendo che Ulisse non è mai esistito, noi accettiamo di trattare lui e le sue vicende come se fossero vere? Al punto di disputare addirittura della sua moralità, di questionarci intorno?
Una risposta semplice potrebbe essere: perché la sua falsità è costruita con tale maestria, "somiglia" così tanto a ciò che potrebbe essere da trarci in inganno.
Ma è una risposta che non mi convince. Penso che ci sia qualcosa di più profondo nella nostra natura, e di più oscuro, che ci spinge ineluttabilmente verso tutto ciò che non è. Per qualche motivo vogliamo sempre credere a qualcosa d'altro. Come le scimmie, che a un certo punto hanno cominciato a credere di essere uomini. Forse sta in questo, più che nel loro corredo genetico, la miglior prova di una remota comune progenitura.

5 commenti:

Sabina ha detto...

Hai abbastanza ragione. L'uomo, per definizione, è attirato dal sovrannaturale ma non solo in senso religioso. Siamo richiamati irrestibilmente dalle iperboli, dagli eccessi, dai poli opposti della realtà. Che poi una realtà iperbolica, tra tutti i mondi possibili che il narratore poteva decidere di raccontarci, ci appaia verosimile nonostante gli eccessi proposti, è in parte dovuto all'abilità dello scrittore. Ma il resto lo facciamo noi. Del resto la letteratura serve anche a travalicare i limiti. A che serve che qualcuno ci racconti la realtà così come noi la conosciamo e la viviamo attualmente? Sarebbe noioso. A noi piace essere stupiti, sorpresi, incantati, ammaliati. Se no non si spiegherebbe l'eterno continuo successo della lunga schiera di eroi che ancora oggi sopravvivono. In fondo da Sandokan a James Bond non è che sia cambiato poi molto, a parte epoca e ambientazione di fondo. E se il romanzo è d'amore allora deve essere un grande amore, se è d'avventura dev'essere avventura con la A maiuscola, se l'eroe è un cattivo, deve essere cattivissimo, se è uno sfigato, deve essere sfigatissimo. E il cinema in questo va di pari passo con la letteratura, mi pare.
Sabina

Massimo ha detto...

Bè, mi pare perfettamente in tema questa citazione di Picasso: "L'arte è una menzogna che ci permette di conoscere la verità".

Fabio Appetito ha detto...

Molto spesso la falsità si mischia alla verità tanto da non intravederne più i confini, i recinti. E' un trucco da prestigiatori. Ci sono falsità vere. Verità false. Tutto sommato, se così non fosse, se il bene non si mischiasse al male, la luce al buio, la sabbia al mare, non ci sarebbe l'equilibrio sadico che ci rende stupratori della realtà.

Nei romanzi credo che tutto giunga a noi distorto. Voglio dire: se uno scrittore scrive cose vere, passo passo cose che gli sono accadute, non sarà un romanzo per chi sa che è così. Ma per gli altri? Gli altri possono benissimo credere che sia falso ciò che è vero.
Che poi, intendiamoci: fino a che punto conta sapere se lo scrittore ci ha messo del suo o si è inventato tutto?
Il messaggio. Il messaggio.

AngoloNero ha detto...

...Ulisse non esiste??
Passi Sherlock Holmes, ma Ulisse...
magari non ha fatto tutto quello che Omero gli ha attribuito, ma da qui all'essere un personaggio di fantasia...
Ti prego, Giulio, dimmi che ho ragione, se no chi lo dice a mia mamma che cinque anni di liceo classico non sono serviti a niente?? :)
Ciao,
A.

Giulio ha detto...

Coraggio, recenti ricerche stanno aprendo qualche possibilità...